Alcuni episodi in cui la Nostra Madre Celeste ci ha parlato

Sull’argomento si veda quanto  stabilito dal Dicastero per la dottrina della fede Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali (17 maggio 2024)

...La Santissima Vergine era alta e ben proporzionata; sembrava così leggera che con un soffio la si sarebbe potuta spostare, tuttavia era immobile e saldamente collocata. La sua fisionomia era maestosa, imponente, ma non imponente come lo sono i signori di questo mondo. Ella ispirava un timore rispettoso…
La dolcezza del suo sguardo, il suo atteggiamento di bontà al di sopra di ogni comprensione, facevano intendere e sentire che tuttavia ella attirava a sé e voleva donarsi; era un effluvio d’amore che non è possibile esprimere con la lingua di carne né con le lettere dell’alfabeto.
La veste della Santissima Vergine era di un bianco argenteo e splendente; non aveva nulla di materiale: era fatta di luce e di gloria, variegata e scintillante. La terra non possiede alcuna espressione o alcun confronto che si possa usare.
La Santa Vergine era tutta bella e tutta plasmata d’amore; guardandola, languivo per fondermi in Lei….
Ella appariva bella, bianca, immacolata, limpida come il cristallo, abbagliante, celeste, fresca nuova come una Vergine; sembrava che la parola Amore sfuggisse dalle sue labbra argentee e purissime. Mi parlava come una buona madre, piena di bontà, di amabilità, di amore per noi, di compassione e di misericordia….


Mélanie Calvat, pastorella di La Salette

1531 Guadalupe

La Nostra Madre Celeste appare a Juan Diego in Colle del Tepeyac, Città del Messico  (Messico)

9 dicembre 1531, Juan Diego, un indio originario di Cuauhtitlan, si mise in cammino di buon mattino per partecipare alla Messa. Giunto nei pressi del colle del Tepeyac, udì provenire dalla sommità un canto meraviglioso, simile a quello di molti uccelli preziosi. Quel suono gli parve così straordinario da fargli pensare di trovarsi in un sogno, o in quel paradiso che gli era stato raccontato.

Volgendo lo sguardo verso oriente, da dove sembrava nascere il canto, sentì una voce dolce e piena di tenerezza chiamarlo: «Juanito, Juan Dieguito». Senza paura, Juan Diego salì verso il punto da cui proveniva la voce. Arrivato in cima al colle, vide davanti a sé una giovane donna di incomparabile bellezza. Le sue vesti irradiavano splendore come il sole e, attorno a Lei, i colori dell’arcobaleno sembravano aprirsi e avvolgerla.

Juan Diego si inginocchiò e ascoltò la sua voce, affabile e materna. La Signora gli disse: «...Sappi, sappi con certezza, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la perfetta sempre Vergine Santa Maria, madre del verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle genti, Signore della terra. Vorrei tanto, desidererei tanto che qui mi venga costruita la mia Santa Casa dalla quale io lo rivelerò, lo esalterò nel renderlo manifesto: lo darò alle genti mediante tutto il mio amore personale, il mio sguardo misericordioso, il mio aiuto, la mia salvezza; perché in verità io sono la vostra Madre misericordiosa, tua e di tutti gli uomini che su questa terra sono uno solo. E di tutti gli altri uomini che mi amano, che mi invocano, che mi cercano, che in me confidano. Perché da lì ascolterò il loro pianto, la loro tristezza, per guarire e per curare tutte le loro pene, le loro miserie, i loro dolori…»

In quel messaggio, la Vergine si presenta come Madre vicina e misericordiosa, desiderosa di offrire un luogo di incontro, consolazione e speranza. Il Tepeyac diventa così il segno di una presenza materna che ascolta il dolore dei suoi figli e li conduce verso Dio.


Giovanni Paolo II “Ecclesia in America»

"Sin dalle origini - nella sua invocazione sotto il titolo di Nostra Signora di Guadalupe - Maria costituì un grande segno, dal volto materno e misericordioso, della vicinanza del Padre e di Cristo con i quali ci invita ad entrare in comunione"


Testi consultati e consigliati per approfondimento: Padre Javier Garcìa, L.C. -  La vergine di Guadalupe - Ed. Shalom 2012; San Giovanni Paolo II - Ecclesia in America (January 22, 1999)

Foto: File:Virgen de guadalupe1.jpg - Wikimedia Commons


1664 Laus

La Nostra Madre Celeste appare a Benoîte (Benedetta) Rencurel in Laus (Francia)

Nel maggio del 1664, mentre Benedetta vegliava sulle pecore al pascolo, accadde qualcosa di inatteso. Accanto a lei apparve una “bellissima fanciulla", accompagnata da un bambino di rara bellezza. La giovane donna si mostrava serena, sorridente, silenziosa: non sembrava voler parlare, ma la sua sola presenza bastava a riempire quel luogo di stupore.

Benedetta ricordò la perfezione e la delicatezza dei tratti di quella figura, tanto da dire che sembrava "che dai suoi occhi uscissero raggi di luce che rischiaravano la valle". Attorno a lei, l’aria si colmò di un profumo soave, intenso e delicato, come un segno discreto di una presenza non ordinaria.

Il 29 agosto 1664, a Laus, la Signora rivelò finalmente il proprio nome con parole semplici ed essenziali. Benedetta riferì: "mi ha detto che si chiama Maria". Nessuna solennità eccessiva, nessun discorso lungo: solo un nome, pronunciato con la semplicità di chi vuole essere riconosciuta come Madre.

Il 29 settembre 1664, giorno dei santi Arcangeli, Benedetta vide di nuovo la bella Signora, splendente e luminosissima. Colma di gioia, si prostrò davanti alla Vergine e le disse: "mia buona Signora, perché mi avete privata tanto a lungo dell’onore di vedervi?"

La Madonna, allora, le indicò il versante settentrionale del monticello e le rivolse un invito preciso: "Andate a Laus, lì troverete una piccola cappella dalla quale si sprigionano profumi; potete parlarmi molto spesso in quel luogo e molto spesso mi vedrete".

Da quel momento, Laus appare come un luogo scelto per l’incontro, la preghiera e la consolazione: una piccola cappella, un profumo misterioso, una presenza materna che invita a tornare e a parlare con fiducia.


Testi consultati e consigliati per approfondimento: Serafino Tognetti - La Madonna di Laus - Le più lunghe apparizioni mariane della storia -2021 - Sugarco edizioni

Foto: File:La vénérable visionnaire Benoîte Rencurel.jpg - Wikimedia Commons


1846 La Salette

La Nostra Madre Celeste appare a Mélanie Calvat in La Salette-Fallavaux (Fr)


Il 19 settembre 1846, Mélanie Calvat racconta di essere stata raggiunta da una visione improvvisa e intensissima. Davanti ai suoi occhi apparve una luce straordinaria, più viva dello splendore del sole, tanto da lasciarla quasi senza parole. Riuscì appena a rivolgersi a Massimino dicendo: «Massimino, vedi tu laggiù?»

In quel momento, secondo il suo racconto, dentro di lei nacque una profonda attrazione, unita a un rispetto pieno d’amore. Guardando verso quella luce immobile, vide come aprirsi un ulteriore chiarore, ancora più splendente e in movimento. Dentro quella luce apparve una bellissima Signora, seduta, con il capo tra le mani.

Poi la Signora si alzò, incrociò leggermente le braccia e, guardando i due bambini, disse: "Venite avanti bambini miei, non abbiate paura". Quelle parole, dolci e rassicuranti, vinsero ogni timore e attirarono Mélanie verso di Lei con un desiderio profondo di vicinanza.

Nel messaggio che seguì, la Vergine richiamò i bambini alla preghiera semplice e fedele: "Bambini miei, bisogna pregare la sera e il mattino. Quando non potete fare di meglio, dite un Padre e un’Ave Maria; e quando avrete più tempo e potrete fare di meglio, ne direte di più".

Il racconto di La Salette conserva così un tono insieme materno e urgente: Maria chiama, consola e invita a ritrovare nella preghiera quotidiana un legame vivo con Dio


Racconto rielaborato a partire dalla tradizione dell’apparizione di Nostra Signora de La Salette a Mélanie Calvat e Maximin Giraud, avvenuta il 19 settembre 1846. I virgolettati richiamano il messaggio attribuito alla Vergine nella tradizione salettina. Per approfondire, si rinvia alle fonti storiche e devozionali dedicate al Santuario di La Salette

Foto: File:Bloy - Vie de Mélanie écrite par elle-même 012 (cropped).png - Wikimedia Commons


1858 Lourdes

La Nostra Madre Celeste appare a Bernadette Soubirous in Massabielle, Lourdes (Fr) 

L’11 febbraio 1858, Bernadette racconta di aver alzato lo sguardo verso la grotta e di aver notato, sopra l’apertura, una nicchia in parte coperta da un rosaio selvatico. Quel punto cominciò a rischiararsi lentamente, avvolto da una luminosità mite, simile al sole ma più delicata, capace di illuminare senza abbagliare.

Dentro quella chiarezza, Bernadette vide una figura bianca, giovane, minuta, alta pressappoco quanto lei. Indossava una tunica bianca, un lungo velo dello stesso colore, una cintura azzurra e portava rose gialle sui piedi nudi. Anche il rosario che teneva tra le mani aveva il colore dell’oro.

Il 18 febbraio 1858, quando era ancora buio, Bernadette tornò alla grotta e si inginocchiò in preghiera. Dopo la recita del Rosario, avvertì l’invito di Aquerò, “quella” nel dialetto locale, ad avvicinarsi alla nicchia. Allora si rivolse all’apparizione chiedendo: "volete avere la bontà di mettere il vostro nome per iscritto?"

La risposta fu un sorriso, accompagnato da parole semplici: "Non è necessario". Subito dopo, l’apparizione le rivolse una richiesta e una promessa: "volete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni? Non vi prometto di farvi felice in questo mondo, ma nell’altro"

Nella notte tra il 24 e il 25 marzo 1858, Bernadette si svegliò improvvisamente, percependo quel richiamo interiore che ormai riconosceva. Si recò alla grotta prima dell’alba e trovò Aquerò ad attenderla nella nicchia. Nei giorni precedenti aveva preparato una domanda da rivolgerle con rispetto: "Signorina, volete avere la bontà di dirmi chi siete, per piacere?"

La figura bianca sorrise. Bernadette ripeté più volte la domanda, desiderosa di ricevere finalmente una risposta. Alla quarta volta, il sorriso lasciò spazio a un gesto solenne: il rosario passò sul braccio destro, le mani si aprirono verso terra, poi si ricongiunsero all’altezza del petto; lo sguardo si alzò verso il cielo e la Signora disse:

"Que soy era Immacolata Councepciou"
(Io sono l’Immacolata Concezione)

Nel racconto di Lourdes, il mistero si manifesta con discrezione: una grotta, una luce gentile, una presenza bianca, una domanda ripetuta e infine un nome che diventa rivelazione. La semplicità di Bernadette incontra la tenerezza di Maria, e da quell’incontro nasce un cammino di fede, preghiera e fiducia.


Racconto rielaborato a partire dalla tradizione delle apparizioni di Nostra Signora di Lourdes a Santa Bernadette Soubirous, avvenute presso la grotta di Massabielle nel 1858. I virgolettati richiamano le parole attribuite alla Vergine e alla testimonianza di Bernadette nella tradizione lourdesiana. Per approfondire, si rinvia alle fonti storiche e devozionali del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, in particolare alle schede dedicate alle apparizioni dell’11 febbraio, del 18 febbraio e del 25 marzo 1858.

Foto: File:Bernadette Soubirous.jpg - Wikimedia Commons


1917 Fatima

La Nostra Madre Celeste appare a tre pastorelli Lucia, Francesco, Giacinta (nella foto da sinistra a destra) in Cova da Iria, Fatima (Portogallo) 


Il 13 maggio 1917, a Cova da Iria, i tre pastorelli raccontano di aver visto sopra un un albero di leccio una Signora vestita di bianco, circondata da uno splendore più intenso del sole. La sua presenza irradiava una chiarezza viva e purissima, simile al riflesso del cristallo attraversato dalla luce.

Sorpresi da quella visione, si fermarono. La vicinanza era tale che si sentirono immersi nella luminosità che circondava la Signora o che da Lei stessa sembrava diffondersi.

Allora la Signora rivolse loro parole di rassicurazione e di invito: "Non abbiate timore. Io non voglio farvi del male". "Di dove siete?" le domandò Lucia, "Sono del Cielo"
"E che cos’è che volete da me?" "Sono venuta a chiedervi che veniate qui sei mesi di fila, il giorno 13 a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Poi tornerò ancora qui una settima volta"

Il 13 ottobre 1917, giunti nuovamente a Cova da Iria, vicino all’elce, Lucia sentì interiormente di chiedere al popolo di chiudere gli ombrelli per recitare il Rosario. Poco dopo apparve il riflesso della luce, e quindi la Madonna sull’leccio.

Lucia le chiese: "Che cosa volete da me?"
"Voglio dirti che facciano qui una cappella in mio onore; che io sono la Madonna del rosario; che continuino a recitare il rosario tutti i giorni….."

Molti anni dopo, il 16 settembre 1970, Suor Lucia tornò a riflettere sul valore spirituale del Rosario. Nei suoi scritti lo presentò come una preghiera intimamente legata al mistero di Dio, seconda solo alla liturgia eucaristica per la capacità di unire l’anima al Signore.

Secondo Suor Lucia, le preghiere che compongono il Rosario conducono il credente dentro una trama profondamente trinitaria: il Gloria orienta alla lode del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; il Padre nostro è la preghiera insegnata da Gesù; l’Ave Maria nasce dall’annuncio dell’angelo, dalla benedizione di Elisabetta e dalla supplica della Chiesa.

In questa prospettiva, Maria appare come il primo luogo vivente dell’accoglienza del Verbo: colei che porta Cristo nel grembo, lo custodisce, lo offre e lo conduce al Padre. Il Rosario diventa così una preghiera di contemplazione, memoria e comunione.

Dagli scritti di Suor Lucia, pregare il Rosario, permette di nutrire l’anima con i misteri della fede, della speranza e della carità. Nella preghiera l’uomo incontra Dio, e da questo incontro riceve forza, orientamento e vita spirituale.


Racconto rielaborato a partire dalla tradizione delle apparizioni di Nostra Signora di Fatima ai pastorelli Lucia dos Santos, Francesco Marto e Giacinta Marto, avvenute a Cova da Iria nel 1917, e dagli scritti di Suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato sul Santo Rosario. I virgolettati relativi alle apparizioni richiamano la formulazione tradizionale contenuta nelle Memorie di Suor Lucia e nella documentazione storica del Santuario di Fatima. La riflessione sul Rosario richiama gli scritti spirituali di Suor Lucia, in particolare il testo datato 16 settembre 1970. 

Foto: File:ChildrensofFatima.jpg - Wikimedia Commons


1981 Medjugorie

La Nostra Madre Celeste appare a Marija, Vicka, Ivan, Ivanka, Jakov, Mirjana in Međugorje in Bosnia ed Erzegovina 

Il 24 giugno 1981, nel pomeriggio, la sedicenne Mirjana Dragićević e la quindicenne Ivanka Ivanković stavano camminando lungo il sentiero ai piedi della collina del Podbrdo. Verso le 17, Ivanka scorse più in alto, a circa duecento metri di distanza, una figura luminosa. Colpita da ciò che vedeva, esclamò: Guarda, la Gospa” (la Madonna).

Il racconto descrive un momento di stupore e incredulità: la visione appariva così inattesa da sembrare quasi impossibile da accogliere. Più tardi, tornata nello stesso luogo, Ivanka riferì di aver visto nuovamente una donna, come sospesa su una piccola nube, che faceva cenno di avvicinarsi e teneva tra le braccia un bambino.

Il 26 giugno 1981, i veggenti si trovavano ancora alla base della collina del Podbrdo. Mirjana vide per prima tre lampi di luce, che da quel momento sarebbero stati interpretati come il segno dell’imminente apparizione. In quell’occasione, Vicka asperse con decisione la figura con acqua benedetta, dicendo: "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen. Se sei la Gospa, resta con noi; se non lo sei, vattene!". Secondo il racconto, la risposta fu un sorriso.

Alla domanda "Perché sei venuta qui?", l’Apparsa rispose: "Sono venuta poiché ci sono molti devoti credenti qui. Sono venuta per convertire e per riconciliare il popolo".

Il 6 agosto 1981, i veggenti riuscirono finalmente a ritrovarsi insieme nel pomeriggio. Marija testimoniò: "La Gospa ci apparve e disse: Io sono la Regina della Pace".

Nel racconto di Medjugorje, fin dagli inizi emergono alcuni temi centrali: la pace, la conversione, la riconciliazione e il richiamo alla preghiera. La figura della Gospa viene presentata come una presenza materna che invita a tornare a Dio e a ricostruire l’unità del cuore.


Racconto relativo ai primi giorni delle presunte apparizioni di Medjugorje, iniziate il 24 giugno 1981 presso la collina del Podbrdo. I virgolettati sono mantenuti nella loro formulazione tradizionale per conservarne il senso testimoniale e devozionale. Testi consultati e consigliati per approfondimento: Dossier Medjugorie - Ed. San Paolo - 2020

Foto: File:Statue of Our Lady of Medjugorje (cropped).jpg - Wikimedia Commons


1981 Kibeho

La Nostra Madre Celeste appare ad Alphonsine, Nathalie, Marie Claire
in Kibeho (Rwanda) 


Il 28 novembre 1981, alle ore 12,35, Alphonsine Mumureke, allora sedicenne, riferì di essere caduta in estasi, attraversata da una gioia intensa unita a timore. In quel momento sentì una voce che la chiamava: "Figliola!". Alphonsine rispose: "Eccomi!".

Secondo il suo racconto, si trovò improvvisamente come trasportata in un luogo diverso, avvolto da grande splendore. Davanti a lei apparve una nube bianca, dalla quale uscì una figura misteriosa: una Signora sconosciuta, di straordinaria bellezza, vestita interamente di bianco e con un velo dello stesso colore, quasi unito al resto dell’abito.

La Signora avanzò verso di lei con le mani giunte sul petto. Alphonsine fece una genuflessione, si segnò con il segno della croce e le domandò: "Signora, chi sei?". La risposta fu: "Io sono Nyina wa Jambo" (Madre del Verbo, in ruandese).

Alphonsine cadde in ginocchio e fece nuovamente il segno della croce; secondo la sua testimonianza, anche la Signora compì lo stesso gesto.

Il 21 maggio 1983, alla veggente Nathalie, la Vergine avrebbe spiegato il senso della sua venuta a Kibeho con parole di richiamo e conversione: "Sono venuta a ricordarvi ciò che avete dimenticato. Ad annunciarvi che il mondo va male; a dirvi che dovete pregare; a ricondurvi sulla buona strada e a chiedervi di praticare le virtù cristiane, soprattutto l’umiltà e l’amore. Sono venuta a dirvi che dovete pentirvi sempre e a spiegarvi ciò che dovete fare affinchè il corpo non prenda il sopravvento sullo spirito: dovete mortificarvi, fare penitenza e digiunare".

Nel racconto di Kibeho, Maria si presenta come Madre del Verbo e richiama con forza alla preghiera, al pentimento, all’umiltà e all’amore. Il suo messaggio assume il tono di un invito materno e urgente: tornare a Dio, rimettere ordine nel cuore e lasciarsi guidare dallo spirito.


Racconto rielaborato a partire dalla tradizione delle apparizioni di Nostra Signora di Kibeho, iniziate il 28 novembre 1981 in Rwanda e legate alle testimonianze di Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie Claire Mukangango. I virgolettati richiamano la formulazione tradizionale attribuita alle veggenti e alla Vergine, venerata a Kibeho come Nyina wa Jambo, “Madre del Verbo”. Le apparizioni alle tre veggenti sono state riconosciute dall’autorità ecclesiastica con dichiarazione del vescovo di Gikongoro del 29 giugno 2001.

Foto: File:Ishusho ya Bikira Mariya Nyina wa Jambo.jpg - Wikimedia Commons