l'Ave Maria
L'origine del cammino di noi cristiani
La preghiera dell'Ave Maria è composta da due parti: la prima parte Divina riporta le parole di Gabriele, nel saluto Angelico e di Elisabetta, quando si trova al cospetto di Maria che le fa visita; la seconda parte terrena, fu elaborata gradualmente dalla tradizione orante della Chiesa e ricevette la sua forma ufficiale sotto papa san Pio V nel 1568.
Meditiamo la preghiera:
"Ave" è il saluto che l'Arcangelo Gabriele rivolge a questa piccola giovinetta. E' proprio da questo saluto che parte il cammino di noi cristiani.
Già nell'"Ave" Gabriele riconosce a Maria la sua regalità. Lei è la predestinata da Dio e colei che diverrà, immacolata, la Madre del Salvatore.
Maria risponde con una semplice parola "eccomi" che trasmette l'infinita fiducia in Dio e la disponibilità totale di donarsi a Lui, di divenire strumento per il disegno divino: portare tra di noi il Salvatore.
Il saluto angelico non pronuncia il nome Maria ma "Ave, piena di grazia, il Signore è con te". L'angelo si rivolge in maniera assoluta senza bisogno di pronunciare il nome. Di fatto il saluto angelico è contemporaneamente saluto regale "Ave" e testimonianza che Lei è la predestinata, colei che è stata raggiunta, trasformata e colmata dalla grazia divina: "piena di grazia".
Nella preghiera pronunciare il nome Maria ci avvicina alla nostra Madre. Rivolgerle e fare nostra la testimonianza dell'Angelo "piena di grazia, il Signore è con te" dichiara il nostro totale assoggettamento all'indicazione di Dio.
Proseguire con le parole di Elisabetta "Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo" è la lode che rivolgiamo a Lei ed al nostro Salvatore sottolineando la benedizione divina che riposa su di lei e si manifesta nel frutto del suo grembo: "Gesù"
La parte terrena della preghiera inizia con l'invocazione "Santa Maria" con la quale riconosciamo la Santità di Maria perché è inseparabilmente unita al Figlio, sorgente di ogni santità.
La luce che risplende in lei non è una luce concorrente a quella di Cristo: è luce ricevuta da Cristo.
La invochiamo anche come "Madre di Dio" in quanto madre del Salvatore che è Dio perché generato della stessa sostanza del Padre.
Lodi e invocazioni che portiamo d'innanzi a Dio ed a Lei affinché, intimamente legata a Dio, possa intercedere per noi le nostre preghiere: "prega per noi" che siamo "peccatori".
Questa parte della preghiera esprime la nostra volontà di essere intimamente come il pubblicano raccontato in Luca 18, 13-14:
"Il pubblicano, invece, stando lontano, non voleva neppure alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, sii propizio a me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro; perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato"
La preghiera si conclude con il desiderio che Maria interceda non solo "adesso" cioè nel momento in cui vigili preghiamo, ma anche "nell'ora della nostra morte" poichè non conosciamo né il giorno, né l'ora della nostra morte.
Anche quì la Parola traccia la strada alla preghiera, da Marco 13,32-33: «Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, ma solo il Padre. State attenti, vegliate e pregate, perché non sapete quando sarà il momento»